Guatemala: comunità indigene ostaggio di Pérez (Real Madrid)

Il presidente del Real Madrid, e della multinazionale spagnola Acs, vuol costruire una centrale idroelettrica sfruttando le acque del fiume Cahabón e costringendo gli indigeni a dover superare veri e propri check-point per potervi accedere.

di David Lifodi

Trenta chilometri del fiume Cahabón fatti sparire dal presidente del Real Madrid Florentino Pérez. Succede in Guatemala, dove uno dei corsi d’acqua più lunghi del paese, 195 chilometri, dalla Sierra de las Minas fino al lago di Izabal, è entrato nelle mire del patron delle merengues tramite Acs (Grupo de Actividades de Construcción y Servicios), la multinazionale spagnola del settore edile di cui è padrone il magnate e che opera in Centroamerica attraverso la partecipata Cobra Infraestructuras Hidráulicas nell’ambito del progetto Renace II, i cui lavori sono iniziati nel 2014.

La denuncia arriva dalle organizzazioni Alianza por la Solidaridad e Madre Tierra che hanno reso noto il progetto di Florentino Pérez, quello di costruire una centrale idroelettrica seppellendo 30 chilometri del fiume e togliendo, di conseguenza, l’accesso al Cahabón da parte degli indigeni quekchí, privati delle risorse idriche. Il cosiddetto entubamiento del fiume ha già costretto molti di loro ad emigrare.

Inoltre, sono in molti tra ambientalisti e leader delle comunità indigene, ad aver subito minacce e aggressioni da parte delle guardie armate di Acs. L’ultimo caso risale al 30 gennaio scorso, quando Bernardo Caal Xol, riconosciuto esponente delle comunità, è stato arrestato e incarcerato per aver partecipato ad una manifestazione di protesta contro la costruzione di una centrale idroelettrica. Come è facile immaginare, il governo guatemalteco è parte attiva nella repressione delle proteste e, secondo Alianza por la Solidaridad, dal 2016 sono ben 226 gli attivisti vittime di intimidazioni.

In una consultazione autonoma promossa dalle comunità indigene per dare un segnale al governo e al presidente del Real Madrid Pérez, ben 27.000 voti espressi sono stati contrari alla diga e solo 27 favorevoli. Le organizzazioni ambientaliste hanno chiesto più volte la sospensione dei lavori denunciando l’impatto ambientale, sociale ed economico della grande opera e gli indigeni hanno fatto sapere di non credere alla favola della centrale idroelettrica che porterà benefici a tutta la popolazione avvertendo che non smetteranno di lottare finché el río vuelva a ser liberado.

Il complesso idroelettrico Renace II ha cambiato, in peggio, la vita di circa 30.000 indigeni, finiti nel mirino del magnate delle merengues che ha sempre goduto, fin da quando ha messo gli occhi sul fiume Cahabón, del sostegno dei governanti di turno, interessati a fare delle centrali idroelettriche un affare di cui beneficeranno i pochi soliti noti. La comunità quekchí, che si autodefinisce come un popolo che ha vivido del agua y para el agua, ha iniziato a fare i conti con Pérez nel 2016, quando il presidente è arrivato in Guatemala ufficialmente per aprire scuole calcio nel paese e trasformare alcune società in squadre satelliti di uno dei più titolati club del calcio spagnolo.

In realtà, lo scopo principale del viaggio era quello di far iniziare a Cobra, la filiale di Acs in Guatemala, i lavori per la diga Renacer, blandendo al tempo stesso la popolazione tramite la promessa di portare alle comunità acqua potabile, energia elettrica e scuole.

In realtà, adesso, la popolazione indigena per poter accedere all’acqua è costretta a fare i conti con veri e propri check-point imposti da Acs/Cobra, che sfrutta la dispersione degli indigeni in centinaia di comunità rurali lontane tra loro, l’estrema povertà di gran parte degli abitanti e l’analfabetismo predominante.

In questo contesto, quasi la totalità della popolazione accede quotidianamente ad acqua contaminata e sono molto pochi quelli che ricevono con continuità l’energia elettrica.

In passato Greenpeace aveva promosso delle campagne di sensibilizzazione all’insegna degli slogan ACS destruye los ríos de Guatemala, e ACS contra la vida, denunciando inoltre le violazioni dei diritti umani e la devastazione ambientale derivante dalla costruzione delle centrali idroelettriche, ma tutto ciò non è servito finora né a far desistere il governo guatemalteco dallo spalleggiare Pérez né a far sospendere i lavori.

Al contrario, il governo intravede in Renace la possibilità di costruire la più grande centrale idroelettrica del paese e proprio per questo si è legato al Grupo Cobra, specializzato nella costruzione di dighe in tutta l’America centrale e abile a trincerarsi dietro al fatto che si tratta di un’impresa subcontratista alle dipendenze di Acs.

La gente di Santa María de Cahabón, dipartimento di Alta Verapaz, da anni ha promosso una resistenza pacifica che però si scontra con l’impunità delle multinazionali, alle quali peraltro lo Stato non chiede il pagamento delle tasse per l’edificazione delle centrali idroelettriche.

Le comunità chiedono solo di poter accedere liberamente alle acque del fiume Cahabón, all’energia elettrica, ma soprattutto di non di essere più ostaggio di Florentino Pèrez.

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