Cuba, una nuova provocazione USA

di Fabio Marcelli.

Lunedì 15 novembre assisteremo all’ennesimo tentativo statunitense di destabilizzare il governo cubano approfittando delle difficoltà di natura economica derivanti dall’ormai ultrasessantennale bloqueo ed aggravate dal COVID, specie per i suoi effetti sul turismo che da tempo costituisce una delle principali risorse dell’isola.

Il governo di Washington e varie agenzie pubbliche e private ad esso legate non badano a spese pur di approfittare della situazione per liquidare il sistema politico, sociale ed economico scaturito dalla Rivoluzione e consolidato attraverso gli anni, da ultimo mediante la Costituzione del 2019, discussa ed approvata mediante un vasto e capillare processo di partecipazione popolare.

Da questo punto di vista Biden ha purtroppo dimostrato di non essere meglio di Trump. Continuano in vigore le misure volte allo strangolamento dell’economia e della popolazione cubana, destinate, secondo la stantia visione degli strateghi di Washington ad alimentare il malcontento, finanziando al tempo stesso gruppuscoli di mercenari ideologici.

L’impatto dell’azione di queste formazioni controrivoluzionarie è minimo nel Paese ma la solita campagna propagandistica condotta su larga scala dai media “liberi e democratici” dell’Occidente intende amplificare fino all’inverosimile il ronzio dei moscerini per dare impressioni sbagliate alla spesso disinformata opinione pubblica occidentale.

Nessuna credibilità hanno ovviamente governi che si fanno paladini a parole della libertà di stampa mentre si accingono a infliggere condanne di inaudita pesantezza a coloro che la prendono sul serio e se ne servono per denunciare crimini di guerra e contro l’umanità, come Julian Assange.

Washington, spesso incapace di garantire elementari diritti umani, a cominciare da quello alla vita, a notevoli settori della propria popolazione ed autore, mediante aggressioni militari, promozione di colpi di Stato e sanzioni unilaterali genocide, della violazione dei diritti umani di molti popoli, umilia il concetto stesso di diritti umani riducendoli a strumento propagandistico volto a favorire la tutela dei propri interessi di potenza imperialistica.

Ma i diritti umani non sono un’arma in più per la competizione geopolitica ma devono invece essere garantiti mediante la cooperazione internazionale e il dialogo paritario nelle sedi prestabilite, soprattutto l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Per questi motivi rigettiamo l’offensiva propagandistica statunitense contro Cuba che dovrebbe culminare nella giornata di lunedì 15 novembre.

Siamo peraltro fiduciosi nella compattezza del popolo cubano e nella sua capacità di respingere ogni provocazione e avanzare concretamente, nonostante il bloqueo, sulla strada della protezione effettiva dei diritti fondamentali del popolo cubano, a cominciare da quelli all’autodeterminazione e alla salute.

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Una risposta

  1. Claudio ha detto:

    Trovo assurdo che dopo 60 anni dalla Baia dei porci gli U.S non abbiano capito ancora che la guerra fredda sia un retaggio del passato

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