Brasile: João Goulart approva lo Statuto dei lavoratori rurali

Il 2 marzo 1963 entra in vigore la legge che estende ai lavoratori rurali i diritti di quelli urbani. Il presidente dà inoltre impulso alle Ligas Camponesas, legalizza i sindacati rurali e promuove una migliore e più equa redistribuzione del reddito.

di David Lifodi

Il 2 marzo 1963 rappresenta una giornata storica per il Brasile: l’allora presidente João Goulart approva infatti l’Estatuto do Trabalhador Rural (ETR), che estende ai lavoratori rurali i diritti di quelli urbani, dal diritto di iscriversi ad un sindacato al salario minimo passando per il riposo settimanale remunerato.

Conosciuta dal punto di vista burocratico come Lei 4.214/1963, si tratta della prima legge brasiliana dedicata alla tutela dei lavoratori rurali.

Il progetto di legge era stato presentato per la prima volta nel 1956 dal deputato del Movimento Trabalhista Renovador Fernando Ferrari, ma sarà approvato soltanto dalla presidenza Goulart grazie anche al ministro del Lavoro dell’epoca, Almino Alfonso.

Fino ad allora, nel paese si erano susseguite delle enormi mobilitazioni sociali, soprattutto sotto i governi di Juscelino Kubitschek (1956–1961) e Jânio Quadros (1961).

Nel 1962 João Goulart aveva legalizzato i sindacati rurali, prima di adoperarsi per l’approvazione dello Statuto dei lavoratori rurali e, nell’ottobre 1963, a San Paolo era avvenuto uno sciopero di massa, principalmente da parte degli operai tessili e metallurgici, che rivendicavano l’aumento salariale.

Purtroppo lo Statuto dei lavoratori rurali resterà in vigore soltanto due anni, poiché la dittatura militare che poco dopo rovesciò il presidente brasiliano per prendere il potere lo eliminò rapidamente, ma anche nel breve periodo in cui rimase legge dello stato fu avversato dai grandi proprietari terrieri, i quali cercarono di aggirarlo licenziando gran parte dei contadini al loro servizio per ricorrere a lavoratori stagionali temporanei che non avevano diritto a godere dei benefici dell’Estatuto do Trabalhador Rural.

Si trattava delle prime mobilitazioni sociali di un paese che, dal 1937 al 1945, era rimasto ingabbiato nell’Estado Novo proclamato da Getulio Vargas che sospendeva il diritto di sciopero, stabiliva la pena di morte e imponeva la censura ai mezzi di comunicazione.

Lo Statuto era frutto di una lunga lotta della classe operaia e dei contadini brasiliani, influenzati dagli ideali anarchici e socialisti diffusi nel paese dagli immigrati soprattutto nei primi anni del Novecento.

Nel 1919 era stata promulgata una legge che, in qualche modo, cercava di tutelare le vittime degli incidenti sul lavoro e, pochi anni più tardi, sorsero le prime norme volte a disciplinare l’impiego dei minori di 18 anni.

Ispirato alla Consolidação das Leis do Trabalho (CLT) del 1943, risalente all’epoca getulista (Vargas era apertamente anticomunista, ma pur vietando la sindacalizzazione credeva a suo modo in alcuni diritti dei lavoratori), lo Statuto cercò, pur senza riuscirci del tutto, di migliorare le condizioni di lavoro dei contadini, fino ad allora legati al padrone da un rapporto molto simile alla schiavitù.

João Goulart, che era giunto alla presidenza del Brasile il 7 settembre 1961, dette inoltre impulso alle Ligas Camponesas, promosse le Reformas de Base, che prevedevano una migliore e più equa distribuzione del reddito, si adoperò per rivedere le concessioni per lo sfruttamento minerario e decretò la nazionalizzazione delle raffinerie di petrolio.

Furono proprio le Ligas Camponesas, insieme ai settori progressisti della Chiesa brasiliana e ai partiti di sinistra, ad accogliere con entusiasmo sia l’approvazione dell’Estatuto do Trabalhador Rural in qualità di referenti dei lavoratori rurali sia la creazione, sempre da parte di Goulart, della Comissão Nacional de Sindicalização Rural.

Il 20 marzo 1962, O Diário Carioca dette notizia di un congresso a cui parteciparono migliaia di contadini che chiedevano a Goulart di dar vita a quella riforma agraria che ancora oggi il Movimento Sem terra attende e rivendicavano una maggiore sindacalizzazione dei lavoratori rurali.

Pochi anni dopo, il colpo di stato promosso il 31 marzo 1964 da Castelo Branco, con l’appoggio degli Stati Uniti, depose Goulart accusandolo di essere «al servizio del comunismo internazionale».

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