Un’importante marcia da Assisi a Roma contro il bloqueo

Assisi è una città di grandi tradizioni pacifiste che ospita ogni anno la tradizionale Marcia per la Pace. Determinante è il ruolo dei francescani, che in tal modo tengono fede alla tradizione di amore per gli esseri umani e la natura promossa otto secoli fa dal Santo fondatore del loro ordine, noto anche come “Poverello di Assisi”.

Il Santo, che pure è il Patrono d’Italia, non viene in genere adeguatamente approfondito a livello di opinione pubblica e la sua dottrina pluricentenaria non viene conosciuta, in un Paese nel quale persino gli esponenti della destra più razzista, disumana e squalificata amano autodefinirsi cristiani e fare un grande sfoggio di madonne, segni della croce e crocifissi, quasi si trattasse di simboli della cabala o di scudetti di squadre di calcio e non di emblemi di un pensiero millenario che ha ancora molte cose importanti da dire a noi tutti.

La visione universalista di San Francesco, la sua attenzione alle tematiche di maggiore impatto a livello mondiale, come la salvaguardia ambientale di fronte al cambiamento climatico e la tutela dei poveri di fronte all’aumento delle disumane diseguaglianze, sono oggi più che mai di grande attualità grazie all’iniziativa di Papa Francesco, che pur provenendo dai ranghi dei Gesuiti ha assunto come nome quello del fondatore dei Francescani, proprio in considerazione della modernità estrema del suo messaggio.

Un’iniziativa di particolare interesse è quindi quella costituita dalla marcia di oltre cento chilometri, in quattro tappe, da Assisi a Roma, intrapresa domenica19 dicembre da un gruppo di pellegrini, cubani e italiani, capeggiati dal professore cubano-statunitense Carlos Lazo. La marcia infatti è dedicata a un tema specifico che è il bloqueo inflitto, in aperta violazione del diritto internazionale, dagli Stati Uniti a Cuba da quasi sessanta anni.

L’iniziativa è stata inaugurata da un’assemblea pubblica svoltasi presso la Cittadella d’Assisi e culminerà il prossimo 23 dicembre coll’incontro conclusivo presso l’Oratorio San Francesco Saverio del Caravita, a Roma.

La prima tappa è stata percorsa in diciotto chilometri da Ceselli ad Arrone, località in provincia di Terni. In tutto l’evento durerà sei giorni ed è stato promosso da un ampio arco di forze, tra cui l’Agenzia italiana per l’intercambio culturale ed economico con Cuba (AICEC), Ponti d’amore, il Coordinamento dei Cubani residenti in Italia, AsiCuba Umbria, la comunità di Sant’Egidio, la rete Sano, giusto e solidale e la Lega missionaria studentesca.

Un aspetto non secondario dell’ingiustizia contro la quale si è spesso levata la voce di Papa Francesco che mediante le sue encicliche ha posto sotto accusa altrettanti aspetti del sistema di sfruttamento, oppressione e devastazione culturale e ambientale rappresentato dal capitalismo contemporaneo, specie nella sua versione neoliberista. E’ pertanto evidente come l’ingiustizia che si accanisce, sotto forma di bloqueo, contro Cuba socialista, costituisca una doppia ingiustizia.

In primo luogo perché di per sé determina la violazione dei diritti umani fondamentali di milioni di persone, non solo cittadini cubani ma anche cittadini di altri Paesi che da Cuba vengono soccorsi o ricevono vaccini e medicine oggi di così grande importanza, che vengono invece negati dal sistema dominante basato sul mercato e sulla solvibilità dei malati, nonché sul tasso di profitto che determinate malattie possono garantire a differenza di altre.

Ma in secondo luogo anche perché è specificamente indirizzato, senza successo, a demolire un’esperienza da questo ed altri punti di vista alternativa quelle disastrose compiute dal sistema capitalistico dominante e che perciò stesso rappresenta anche la violazione di altri fondamentali principi del diritto internazionale, come quello di sovranità e quello di autodeterminazione.

Saldandosi a tutti tali temi e costituendo un ponte fecondo tra l’iniziativa pacifista e di giustizia sociale promossa dalla Chiesa e quella intrapresa da tempo sugli stessi temi dal governo e del popolo cubano, la marcia di Assisi di Lazo e degli altri cubani ed italiani che vi partecipano rappresenta insomma un evento di grande importanza e per molti aspetti un vero e proprio segno dei tempi.

Essa d’altronde si inserisce nel contesto di molte altre iniziative che si stanno sviluppando con intensità crescente per dire no all’intollerabile bloqueo e aprire finalmente la strada a rapporti, tra i singoli come tra gli Stati, fondati sul rispetto reciproco, la cooperazione e solidarietà, e non già sul mutuo annientamento, la competizione spietata e in ultima analisi sulla guerra, economica, mediante le cosiddette misure coercitive unilaterali, o militare che sia.

Fabio Marcelli

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