America Latina e Corte Penale Internazionale

di Fabio Marcelli.

In grave difficoltà per le loro politiche scellerate, che hanno diffuso la miseria tra le popolazioni e alle prese oggi col flagello del COVID, i sopravvissuti regimi neoliberali latinomericani (in particolare Brasile, Cile e Colombia) ricorrono con frequenza crescente alla più selvaggia repressione. Da oltre un anno e mezzo assistiamo a scene raccapriccianti provenienti da piazze e vie cilene, laddove i carabineros si stanno allenando alle prossime Olimpiadi dove proporranno l’introduzione di una nuova specialità: il tiro all’occhio dei manifestanti, 230 dei quali sono stati accecati solo durante i primi mesi delle dimostrazioni che oramai si susseguono senza sosta a partire dall’ottobre 2019.

E questi sono solo uno dei crimini di cui si sono macchiate le forze di polizia e armate cilene. La denuncia presentata alla Corte penale internazionale da Commissione cilena dei diritti umani, Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia/Gruppo d’intervento giuridico internazionale (CRED/GIGI), Associazione americana dei giuristi e Fondazione Garzon, ha ravvisato nella repressione i caratteri di un vero e proprio attacco generalizzato e sistematico nei confronti della società civile, chiedendo di conseguenza l’intervento della Corte per sanzionare il comportamento del presidente cileno Piñera e dei suoi più stretti collaboratori.

La parola spetta ora al procuratore presso la Corte, che dovrà vagliare la sussistenza di detti crimini contro l’umanità, anche sulla base dei rapporti redatti da vari organismi internazionali e nazionali. Il ricorso alla Corte è stato fatto dopo la constatazione della sostanziale inazione della giurisdizione nazionale competente in prima istanza. Infatti, ricordiamo come uno dei principi fondamentali che disciplina la Corte penale internazionale è quello di sussidiarietà o complmentarità, secondo il quale il suo intervento deve avere luogo solo qualora le giurisdizioni nazionali direttamente competenti non possano o non vogliano agire.

E’ posta quindi una vera e propria sfida alle magistratura del Cile e di altri Stati. Riuscirà tale magistratura a contenere le violazioni dei diritti umani che vengono compiute dagli organi statali? Al momento non sembra che, per quanto riguarda il Cile, i giudici siano fortemente intenzionati a dimostrare la loro indipendenza, tanto è vero che già quasi la metà delle denunce pervenute sono già state archiviate.

Ma il discorso non riguarda solo il Cile. Anche in altri Stati lo sfacelo del neoliberismo sta facendo emergere il volto peggiore degli Stati latinoamericani, quello brutalmente repressore che in alcuni casi si spinge fino al genocidio. Si pensi alla Colombia dove da tempo è in corso una vera e propria strage di difensori dei diritti umani ed ex combattenti della guerriglia da parte di squadre della morte sicuramente legati alla destra che in quel Paese è anche al governo col pessimo Duque e dove ora sono scese direttamente in campo le forze della polizia antisommossa, i famigerati ESMAD, per attaccare con uso chiaramente sproporzionato della forza ogni manifestazione di massa, dalle mingas indigene a quelle degli studenti o di altri settori sociali.

Si pensi al Brasile dove il presidente Bolsonaro, avversato da una parte sempre crescente ed oramai decisamente più che maggioritaria della popolazione, accarezza apertamente l’idea del colpo di Stato, mentre ne emergono con sempre maggiore chiarezza le gravissime responsabilità in relazione al dilagare della pandemia COVID e a casi di uccisione di oppositori come Marielle Franco ed altri.

In tutte e tre queste situazioni, Cile, Colombia, Brasile, il logoro stendardo del neoliberismo e della subalternità più totale nei confronti dell’imperialismo statunitense sventola tristemente su una crescente quantità di crimini compiuti da Stati e governi oramai privi di legittimità agli occhi della maggioranza dei loro popoli.

Mentre tali popoli si organizzano su tutti i terreni, compreso quello elettorale, per dare vita a un’alternativa che consenta loro la sopravvivenza e una vita più degna, occorre denunciare con sempre maggiore forza e nettezza le gravissime violazioni dei diritti umani che vengono compiute, dando spazio adeguato a un organo come la Corte penale internazionale, che ha ormai già quasi ventitré anni di vita ma che finora ha svolto un ruolo tutto sommato del tutto insoddisfacente.

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