Ricordare Luis Sepulveda

Ricordare Luis Sepulveda è molto doloroso.

Lo incontrai per due volte. La prima fece una dedica disegnando alcune lumachine sul suo libro per mio figlio che avrà avuto cinque anni.

La seconda ed ultima volta lo incontrai qualche tempo fa all’Ambasciata di Cile dove la sua compagna poetessa, Carmen Yañez, anch’essa ammalatasi di COVID e che spero ora stia meglio, teneva un recital di poesie.

Gli dissi che stavo per partire per il Venezuela come osservatore elettorale e fu molto interessato, nella consapevolezza che la resistenza di quel popolo fosse parte fondamentale della riscossa dei popoli latinoamericani.

Luis era uno scrittore e un militante. Impossibile dissociare l’uno dall’altro questi due aspetti.

Faceva parte della generazione di cileni che venne in parte spazzata via dalla dittatura di Pinochet.

Sappiamo oggi che il colpo di Stato di quest’ultimo, l’11 settembre 1973, fu una precisa scelta del governo statunitense e del capitalismo internazionale. Fu grazie alla brutale repressione successiva al golpe, con migliaia di assassinii e desaparecidos, che i Chicago Boys poterono mettere in atto le loro sperimentazioni economiche segnando l’inizio del neoliberismo sfrenato a livello latinoamericano e mondiale. Quelle stesse politiche che, quasi cinquant’anni dopo, sono state rigettate da milioni di cileni che si sono scontrati ancora una volta colla repressione statale. Politiche che fra l’altro hanno determinato a livello mondiale le note difficoltà nella risposta attuale all’epidemia.

Questi cinquant’anni Luis li ha vissuti da militante e da scrittore. Catturato alla Moneda durante il colpo di Stato (faceva parte della guardia del corpo di Allende) venne liberato dopo alcuni di anni carcere, per le pressioni internazionali sul regime. Invece di rifugiarsi in Europa, decise di restare in America Latina per resistere e combattere. Lo fece anche in Nicaragua, partecipando alla Brigate internazionali Simon Bolivar.

La sua attività di scrittore instancabile ci ha lasciato una serie di libri che ormai fanno parte della letteratura mondiale, dal racconto col quale vinse il premio Casa de Las Americas (Crónicas de Pedro Nadie)  nel 1969 alla Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa, nel 2018, forse l’ultima delle sue opere.

Avremmo voluto coinvolgerlo nella denuncia contro il governo Piñera che stiamo per presentare alla Corte penale internazionale, ma purtroppo non ce n’è stato il tempo.

Questa maledetta epidemia sta facendo strage della memoria portandosi via, insieme a tanti anziani, anche gente come Luis che con i suoi settant’anni anziano non era certamente, ma aveva vissuto in prima persona tante battaglie, vinte o perse, in America Latina e nel mondo negli ultimi cinquant’anni.

Fabio Marcelli


Anche l’Arma dei Carabinieri rende omaggio al maestro Luis Sepulveda. È volato via come la sua gabbianella, dopo aver lottato – combattente da sempre – contro l’ultimo, grande ostacolo della sua vita. L’immagine della gabbianella che spicca finalmente il volo, dimostrando al mondo, e soprattutto a sé stessa, che l’unico modo per volare risiede nel coraggio. Impariamo quello che ci sta comunicando, lasciandoci un chiaro messaggio: “Ricordatevi che vola solo chi osa farlo”.

 

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