Lombardia: Cuba e Cina all’attacco del coronavirus

di Fabio Marcelli.

L’annuncio dell’Assessore alla Salute della Regione Lombardia, Gallera, di chiedere immediato invio di personale medico da Cina e Cuba non è solo un grido di dolore di un’amministrazione allo stremo e che sta facendo fronte a fatica e con mille difficoltà all’assalto del coronavirus.

Non è solo la ricerca di aiuto da parte di chi si è già rivolto, evidentemente, altrove, senza trovare alcuna risposta, e ha dovuto prendere atto del fatto che la parola solidarietà in Europa e nell’Occidente capitalistico, non esiste più.

La solidarietà non esiste più perché  ha capitolato di fronte alla concorrenza, al mercato, alle privatizzazioni, ai tagli al bilancio che hanno letteralmente devastato il nostro sistema nazionale, anche in situazioni che si ritenevano “di eccellenza” come quella lombarda.

Per non parlare delle ruberie di Formigoni & C. e della volontà di fare anche la salute delle persone un’occasione di profitto. Logica che oggi il governo italiano ripropone affidando a privati la ricerca sul coronavirus e sul suo trattamento.

E la cosa che davvero colpisce di più è che quelli che dovrebbero essere i nostri “alleati” non fanno nulla per attenuare la morsa dell’epidemia che sta infuriando in Italia. L’Unione europea non ha finora compiuto alcun passo concreto per inviare aiuti. Non solo, l’annuncio della signora Lagarde sul fatto che la BCE non esisterebbe per combattere lo spread ha provocato ulteriori danni economici. Le politiche europee sono del resto come noto responsabili del soffocamento dei servizi sociali in Italia come in tutti gli altri Paesi.

Il Regno Unito, per bocca del suo primo ministro Boris Johnson, adotta dal canto suo una strategia che potremmo definire eugenetica o malthusiana, chiedendo alla gente di prepararsi a dare addio ai propri cari. Pur di non pagare il prezzo economico che conseguirebbe a un blocco delle attività, questo emulo di Mengele, ha deciso di sacrificare una determinata percentuale della popolazione (presumibilmente anziani, malati, poveri) per consentire al resto di immunizzarsi al virus. Un cinismo del genere farebbe orrore perfino ad Attila.

Gli Stati Uniti d’America chiudono le frontiere agli europei ma ci spediscono un numero imprecisato di militari (ventimila o forse un po’ meno), presumibilmente privi di mascherina, per compiere un’esercitazione militare che servirà solo per dilapidare molte risorse e aggravare inutilmente la tensione internazionale, oltre a costituire un fattore aggiuntivo di propagazione del virus.

Questi sono gli “alleati” che ci meritiamo.

Ma se la solidarietà è morta nell’Occidente capitalistico, essa è ancora viva nei Paesi come la Cina e Cuba, quelli per intenderci che la gente intontita dalla propaganda dei media continua a designare come “dittature”.

E oggi dobbiamo sperare che tale solidarietà, come sta già avvenendo, ma è solo l’inizio, dia un contributo decisivo e notevole a salvare le vite umane di coloro che sono infettati dal coronavirus e ad avviare la soluzione del problema.

Speriamo quindi che l’invito dell’Assessore Gallera sia pienamente accolto e che il governo italiano si dimostri all’altezza della situazione creando tutte le condizioni necessarie affinché la solidarietà di Cina e Cuba possa operare al meglio delle sue potenzialità.

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