La destra europea continua la sua campagna diffamatoria contro Cuba

Ancora una volta il Parlamento europeo è stato purtroppo teatro di un’indegna messinscena contro Cuba, il suo popolo e il suo legittimo governo. Artefici dell’ignobile pagliacciata i soliti screditati gruppi della destra, che hanno prontamente risposto all’appello dei sedicenti rappresentanti dell’opposizione cubana, sparuti gruppetti che non rappresentano niente e nessuno e rispondono esclusivamente ai mandati che ricevono da parte del governo statunitense, dal quale sono come noto abbondantemente foraggiati.

Questi mestieranti, che hanno creativamente creato un proprio spazio professionale ottimamente retribuito,  basato sulla manipolazione della realtà e la fabbricazione di fake news diffamatorie contro Cuba, ricevono costantemente un enorme ascolto, a sua volta forse non del tutto disinteressato, da parte dei menzionati gruppi di destra. Ciò è testimoniato dal fatto che, in un mondo dove non sono purtroppo rare le gravi violazioni dei diritti umani, spesso e volentieri compiuti da governi omaggiati, riforniti, armati e assistiti dall’Unione europea e dai suoi Stati membri, il Parlamento europeo ha dedicato a Cuba un’attenzione del tutto sproporzionata e carente di ogni motivazione, dedicandovi una discussione in ben tre delle sue ultime sei sessioni plenarie.

Evidente il carattere strumentale dell’iniziativa, che avvilisce il tema dei diritti umani, degradandoli a mero arnese di propaganda di basso livello e di combattimento politico ed ideologico, volto a promuovere le istanze della peggiore destra europea e internazionale, quella per intenderci che aveva fatto di Donald Trump il proprio nume tutelare e che sopravvive oggi nelle gesta scellerate di Bolsonaro (dopo che le ambizioni presidenziali dell’altro trumpiano sudamericano Kast sono state spazzate via dagli elettori cileni) e nelle quotidiane prese di posizione ispirate al più becero razzismo, al neoliberismo sfrenato, all’individualismo machista, omofobo e reazionario, di cui da noi sono campioni indiscussi Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che non si perita di deturpare il termine stesso di “patria”, dandone una sua interpretazione basata su parole, idee e fatti del peggiore nazionalismo, anche di stampo apertamente fascista.

L’ “esercizio dialettico” innescato al Parlamento europeo dai vendepatria cubani e dalle peggiori destre europee è del resto contrassegnato da una serie di palesi dimenticanze e omissioni. Nessuna menzione delle violazioni dei diritti umani avvenuti in un Paese, come la Colombia, malauguratamente considerato “baluardo dell’Occidente”, dove negli ultimi tempi sono stati trucidati o fatti sparire centinaia di dimostranti, di leader sociali e di militanti dei diritti umani. Nessuna menzione, parlando di Cuba, del bloqueo, che da oltre sessanta anni mette a repentaglio i diritti umani fondamentali della popolazione cubana e che in quanto tale viene costantemente condannato dalla totalità dei membri delle Nazioni Unite colle sole eccezioni di Stati Uniti e Israele.

Evidente anche il contributo dato da esponenti della destra statunitense che vanno considerati alla stregua di veri ispiratori della campagna diffamatoria contro Cuba. Parliamo di personaggi come i senatori repubblicani Marco Rubio e Rick Scott, i deputati repubblicani  Mario Díaz-Balart, Alex X. Mooney e Carlos A. Giménez, e quelli del Partito democratico come Albio Sires e Debbie Wasserman, i quali hanno diretto lo scorso mese di luglio una propria missiva bipartisan al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, all’Alto rappresentante  europeo per la politica estera Josep Borrell e al presidente del Parlamento europeo David Sassoli, informandoli del fatto che Cuba starebbe vivendo un deterioramento dei diritti umani, di cui farebbe parte la brutale repressione contro gli artisti, i musicisti e gli scrittori indipendenti del Movimento San Isidro, come pure la repressione ai danni dei militanti dei diritti umani in tutta l’isola.

Solleciti nell’accogliere prontamente questi stimoli provenienti dalla parte peggiore dello schieramento politico d’Oltreatlantico, i rappresentanti della destra europea non lo sono altrettanto nel tutelare gli interessi dei cittadini e delle imprese europee che da oltre sessant’anni sono lesi dal bloqueo, come dimostrato anche dal Regolamento a suo tempo adottato dall’Unione per compensare gli effetti negativi dello stesso sul commercio e l’intercambio economico fra Cuba e Europa.

Le iniziative contro Cuba sono appannaggio peraltro solo di una parte, spesso minoritaria e comunque non rappresentativa dei popoli europei, dei membri del Parlamento europeo. Vari altri continuano infatti ad esprimere la propria solidarietà col popolo cubano, mentre negli stessi Stati Uniti sono ben 114 i Congressisti che hanno chiesto a Joe Biden una politica differenti e relazioni più costruttive e cooperative con Cuba.

Evidente infine l’intento dei gruppi di destra che si sono fatti promotori della manovra e cioè il peggioramento delle relazioni bilaterali tra Cuba e Unione europea e il boicottaggio dell’attuazione dell’Accordo di dialogo politico e cooperazione, che traccia un cammino basato sui principi normativi internazionalmente vigenti del rispetto mutuo, della non ingerenza e della cooperazione.

Un disegno miope e sciagurato destinato a sicuro fallimento dato che, per riprendere le parole del ministro degli Esteri cubano, “Né le minacce né i ricatti ci strapperanno la minima concessione politica”. In omaggio a un altro principio fondamentale del diritto internazionale, che è quello di autodeterminazione, solo il popolo cubano è legittimato a decidere in ordine al proprio destino.

Fabio Marcelli

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