Cauca colombiano: per l’ambiente e l’agricoltura contadina, la lotta del Proceso campesino y popular de La Vega

La Vega, sul Massiccio colombiano, è un luogo di straordinaria bellezza e importanza strategica. A poca distanza vi sono le sorgenti del Rio Magdalena, il principale fiume del Paese. Si tratta di una zona vitale per le comunità contadine stanziate nella zona, basti pensare all’acqua.

Nella regione esiste un’antica tradizione di lotta contadina. Nel 1987, per limitarci al periodo più recente, veniva fondato il Movimiento Comunal de La Vega da parte di alcuni contadini, vari dei quali erano anche professori nella Scuola Normale locale, fra essi Pastor Vargas, Gehobani Molano e Oscar Salazar. Alcuni anni più tardi questa organizzazione di base, insediata a livello locale, conseguiva l’elezione a sindaco di uno di loro. Nilo Joel Rengifo, un contadino povero.

Le iniziative e i successi del gruppo destavano però ben presto l’attenzione delle criminali forze repressive legate agli interessi dell’oligarchia locale e delle società multinazionali. I membri del collettivo venivano accusati di essere gueriglieri comunisti. Come spesso accade, la stigmatizzazione preparava la strada alla repressione aperta e sanguinosa. Il 7 aprile 1991, nella frazione di Las Uvas veniva perpetrato un massacro che lasciava sul terreno ben diciassette vittime. L’inchiesta condotta dalla Commissione interecclesiale Justicia y Paz e dalla Corte interamericana dei diritti umani dimostrava come del crimine fossero responsabili militari appartanenti al Battaglione José Hilario López.

Ciò nonostante veniva proclamato e svolto, nel successivo agosto 1991, il primo sciopero nella storia del Massiccio colombiano. A La Vega partecipavano tre-quattromila persone. Nel 1999 si ebbe poi uno sciopero generalizzato a tutto il Sud-Ovest colombiano, che in alcuni municipi durò fino a 27 giorni.

L’anno successivo veniva creato il Proceso campesino y popular de La Vega, imperniato sull’organizzazione dei contadini, che lavora nei campi della formazione politica, in quello del sostegno alla produzione e in quello culturale. Parallelamente si formavano le organizzazioni indigene imperniate sulle proprie strutture democratiche di autogoverno, i Cabildos.  Il Proceso ha varato, sempre nel 2000, il Plan Ambiental Agropecuario y de Salud Aurora, che poggia su alcuni principi ben individuati: produzione per il consumo locale e non per l’esportazione, rifiuto dei pesticidi e altri prodotti chimici, no alle monoculture e promozione della biodiversità, resistenza e lotta popolare.

Principi destinati a entrare in conflitto con le dissennate politiche nazionali che tendono invece a promuovere le sementi ibride e transgeniche prodotte dalle multinazionali per mettere sotto controllo la produzione agricola, anche mediante un’apposita legislazione che mira addirittura a mettere fuori legge le sementi naturali, e a promuovere l’uso dei prodotti chimici fortemente inquinanti, il cui uso comporta conseguenze estremamente negative per i contadini e i consumatori. Al tempo stesso le politiche del governo colombiano prevedono la sottrazione dell’acqua alle comunità locali e l’agevolazione dell’intervento devastante delle imprese dedite allo sfruttamento delle miniere.

Queste ultime, com’è noto, sono fortemente inquinanti dato l’utilizzo di mercurio ed altri veleni, nonché il ricorso agli esplosivi, e distruggono in breve tempo l’ambiente e la possibilità di lavorare la terra. Tutta la zona del Cauca è oggi infestata da questo tipo di attività, condotta a volte da piccoli produttori, a volte da medie imprese, a volte direttamente dalle grandi multinazionali, come la Continental Gold, che fa capo al Gruppo Ashanti, mentre a La Vega la resistenza del Proceso è riuscita per il momento a contenere l’espansione mortifera delle miniere. Tuttavia si registra l’esistenza di due megaprogetti, Dominical (26.000 ettari) e La Custodia (3.625 ettari), per far funzionare i quali si sta costruendo anche un’impresa idroelettrica sul fiume Putis che è a sua volta fonte di inquinamento e distruzione ambientale.

Ogni anno vengono svolti grandi incontri dedicati al tema delle sementi o a quello dell’acqua, che sono un’occasione d’incontro per i movimenti dell’intera regione.

Recentemente, il 20 agosto 2019, ancora una volta, le mafie locali legate agli interessi delle imprese multinazionali, hanno tentato di colpire la resistenza del Proceso, attentando alla vita del leader attuale dello stesso, l’avvocato Oscar Salazar. Solo la pronta resistenza della sua scorta ha impedito ai sicari di portare a termine il loro disegno criminale. Incredibilmente, le autorità hanno dichiarato che il tentato omicidio non era legato alle attività di leader del Proceso svolte dall’avvocato Salazar.

Ricordiamo che sono centinaia (623 negli ultimi tre anni) i leader sociali uccisi in Colombia, un Paese dove sta rinascendo un’alternativa politica e sociale in diretta opposizione alla linea dell’attuale governo di destra, guidato dal presidente Duque, delfino del tristemente noto Uribe, che è pronto a tutti pur di favorire il saccheggio neoliberista delle risorse e la distruzione, a un tempo, del tessuto sociale e produttivo locale e dell’ambiente naturale.

Mentre nel mondo si parla della necessità di combattere il riscaldamento globale e i governi cincischiano quando non boicottano apertamente tale lotta, i contadini e gli indigeni portano avanti una fondamentale resistenza e pare indispensabile ed urgente sviluppare la solidarietà militante nei loro confronti.

di Fabio Marcelli

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